martedì 28 febbraio 2017

La teoria del cappellaccio

Avevo, credo, poco più di vent’anni, e stavo parlando con una delle mie amiche più intime di allora, che tra l’altro si chiama come me. Confrontavamo esperienze e riflessioni in fatto di uomini, e ne è uscita la teoria del cappellaccio.
Ci tengo a ricordare che sono contraria a ogni forma di sessismo, sia contro femmine che contro maschi, che sono convinta che ogni differenza tra i sessi sia data solo dall’educazione di genere e che in natura differiamo solo per il modo di fare pipì. Ma ci tengo anche a ricordare che quell’educazione di genere c’è stata e soprattutto che sono una che scherza tanto, dunque ecco la teoria del cappellaccio.
I ragazzi, notavamo, all’inizio ci studiavano con attenzione, cercando di capire i nostri gusti e le nostre preferenze. Una volta adocchiato uno di essi, si lanciavano su questo con encomiabile impegno rendendoci molto felici una volta, due, forse tre. Poi, rendendoci esasperate. Ti piace il cinema? Ti ci porto ogni santa volta. Ti piace chiacchierare? Parliamo ogni giorno, tutto il giorno, fino alla perdita della voce. Ti piace un certo locale? Preparati, stiamo per trasferirci lì stabilmente.
E allora abbiamo pensato alle mamme e alle nonne che, quando scoprono che i figli o i nipoti apprezzano un piatto, glielo ripropongono ogni volta, a colazione, pranzo e cena. Ti piacciono i cappellacci? Pigliatene questi due chili a merenda, poi a casa ti cucino gli altri.
L’uomo, abbiamo concluso allora, è il mastro cappellaccio. Quando scopre che il cappellaccio ti piace, si impegna a non farti mangiare altro per tutta la vita. E tu, che prima amavi il cappellaccio, a un certo punto non lo puoi più sentire neanche nominare, come quell’uomo-cappellaccio. Perché abbiamo tanti gusti e tante preferenze e non basta indovinarne uno per continuare una relazione.
Oggi, dopo tanti anni, tante esperienze, tante riflessioni e, spero, quel po’ di saggezza data dalla zucca dei cappellacci che ho mangiato, credo di aver capito che siamo tutti mastri cappellacci. Che tendiamo tutti a studiare il partner nei primi periodi, e poi a dare per scontato di averlo capito, pronti a servirgli cappellacci per tutta la vita.
La verità è che il cappellaccio stanca. E non solo perché si mangia volentieri anche altro da subito, ma perché i gusti e le preferenze cambiano. E non solo perché è impossibile conoscere tutto di una persona da subito, ma perché il gioco prevede che anche se tu ci riuscissi dovresti poi ricominciare da capo il giorno dopo.
Noi cambiamo, anche quando non ce ne accorgiamo, e insieme a noi cambiano gusti e preferenze ma persino priorità e caratteri. Il trucco per un rapporto di coppia funzionante non è passare la vita a diventare mastri cappellacci sempre migliori, ma imparare a cucinare anche il resto, e provare anche il resto, insieme. Non smettere mai di studiarsi, di stimolarsi, di conoscersi, di sorprendersi. Cambiare insieme, insomma.
Per cui oggi penso che la teoria del cappellaccio sia la spiegazione alla maggior parte delle relazioni finite male, e che riguardi uomini e donne, nei secoli dei secoli.
Come il cappellaccio ferrarese, che resta una delle meraviglie del mondo e uno dei motivi per venire a Ferrara. Per me è rigorosamente burro e salvia e per mio marito è rigorosamente al ragù. Perché appunto, si cambia, e a volte si cambia insieme, a volte invece si impara a fare due sughi diversi.




Ricetta:
Ingredienti: 500 gr. di farina;
4 uova;
2 kg di zucca gialla;
170 gr. di parmigiano;
noce moscata;
130 gr. di burro come condimento;
sale, qualche foglia di salvia.

 Preparare per prima cosa la pasta, unendo la farina, le uova, un pizzico di sale e acqua. Tirare la sfoglia non troppo sottile e ritagliarla a quadretti. A parte si sarà preparato il ripieno, impastando la polpa di zucca cotta in forno con 70 gr. di parmigiano grattugiato e noce moscata. Ripiegare ogni quadrato di pasta di dimensione maggiore di quella dei cappelletti, ricavando così i cappellacci. Farli poi cuocere in abbondante acqua salata, condirli nella zuppiera con burro fuso, parmigiano grattugiato e qualche fogliolina di salvia a piacere.

2 commenti:

  1. Con questa teoria mi hai fatto morir dal ridere, ma a pensarci bene è assolutamente vero!!!
    Si cresce, si cambia, si migliora o peggiora...gli angoli si smussano, le salite diventano discese e così via.
    Quindi potrei tranquillamente far anche mia la vostra teoria del "Cappellaccio" ;-)

    Il dono della tua ricetta non ha prezzo e verrà gelosamente custodita.
    Grazie e buon appetito!

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    1. Questa è la ricetta originale, provali e sappimi dire! Io te li consiglio davvero burro e salvia. L'unica regola: la zucca deve essere soda e non acquosa.

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