lunedì 1 maggio 2017

L'ignoranza

Once upon a time ho scovato questo post, che vi rimbalzo e consiglio di leggere, premettendo che è davvero, come dice il titolo, un tantino arrabbiato e pertanto colmo di parolacce, ma è qualcosa che io per prima condivido quando mi infervoro.
L’avete letto? Ecco, io devo dire che mi ci ritrovo quasi del tutto. Innanzitutto nella mia esperienza in classe: spesso gli alunni, soprattutto in prima, quando ancora non hanno sbattuto contro il tre, credono di saperne tantissimo e si lanciano in voli pindarici a dir poco ridicoli.
Non siamo mai andati sulla luna, è tutta una montatura.
Le dico che l’incendio di Roma non fu opera né di Nerone né dei Cristiani, ma dell’ISIS.
Ma certo che si scrive “l’aflebo”.
L’ho letto su facebook. Me lo dice il T9. L’hanno twittato. L’hanno pubblicato sul Giornalino del piadinaro.
Secondi, ma non in ordine di importanza e fastidio, i genitori.
Ma non potreste insegnare la tal cosa così e così, per renderla più divertente? Magari indossando un gonnellino con foglie di palma e suonando l’ukulele?
Ma c’è proprio bisogno di parlare ai bambini (al Liceo? Bambini?) della Seconda Guerra Mondiale, che poi si impressionano?
Ma chi lo dice che i compiti per le vacanze siano necessari? (Lo dicono tutti quelli che hanno a che fare con l’istruzione e io l’ho ridetto qui. E credo anche altrove, ma non ricordo dove.)
Non basta vedere L’attimo fuggente, per diventare professori, non basta conoscere una materia per saperla insegnare e non basta concepire o partorire un figlio per essere professori. Davvero, non la danno, in sala parto, una Laurea e un’abilitazione. Lo so, perché ho partorito pure io ma di ruolo ci sono dovuta entrare in altri modi.
Però, nel corso degli anni una diffidenza l’ho imparata anch’io, ed è nei confronti dei medici, che, almeno nel caso mio e dei miei famigliari, hanno costantemente ignorato i sintomi, pensando che il paziente mentisse. Forse hanno visto troppe puntate di Dr. House. Risultati?
Ho rischiato di finire davvero male per un’appendicite perché i dottori credevano che esagerassi col mal di pancia o che fossi incinta (nonostante la mia dichiarazione che si sarebbe trattato di un caso più miracoloso di quello di Maria); sono dovuta ricorrere a una visita a pagamento una sera e la mattina dopo ero sotto i ferri.
Sono stata mandata a casa con cinque costole rotte e costretta ad andare a lavorare per un mese perché i dottori credevano esagerassi col male al petto; sono dovuta ricorrere a una lastra a pagamento e il giorno dopo ero immobilizzata perché le costole non si spostassero lesionando i polmoni.
Stavo per essere operata al piede sbagliato, e per fortuna me ne sono accorta perché l’anestesista, controllando l’anestesia, mi ha tirato una bella botta sul piede non addormentato e pronto per essere tagliato (“Fa male?” “Sì, parecchio: è il piede buono e non anestetizzato”).
Poi c’è mio suocero, mandato a casa con un male atroce a un occhio perché il dottore stava finendo il turno ed era stanco; la parte di vista che ha perso per quello sbaglio, prima che si accorgessero che c’era davvero qualcosa di grave, non l’ha riavuta più, fino alla fine dei suoi giorni.
E poi c’è mio padre, a cui si sono dimenticati che dovevano dare l’ossigeno tutta la notte, e il giorno dopo non connetteva più.
È ovvio che questi fatti mi hanno spinta ad avere poca fiducia nei confronti dei dottori, ma io non voglio che sia così, non voglio generalizzare i dottori come generalizzano i professori, non voglio generalizzare e basta; anche perché uno degli amici che più stimo al mondo è un dottore a cui mi affiderei per ogni cosa e a cui ho affidato anche mio padre, per un’operazione molto rischiosa. Perciò mi chiedo anche: come mai si è arrivati a questo punto? E ho il sospetto che parte della risposta sia anche nel post di cui sopra. Nella quantità infinita di pazienti che arrivano al Pronto Soccorso – e ne ho visti davvero troppi – lamentando un dolorino all’unghia del mignolo che però, hanno letto su internet, potrebbe essere sintomo di una grave malattia genetica. La più quotata è il lupus, sempre per colpa di Dr. House. Questa gente, in quantità progressiva, affolla gli ospedali riempiendo i medici di moduli inutili basati su ciò che hanno letto sul web e che non hanno per nulla capito. Dopo cinquanta persone così, immagino, arrivo io, dico che ho male al petto e mi rimandano a casa. Non ci pensano che siano davvero costole rotte. Non li scuso, perché se fai quel lavoro devi comunque prestare attenzione anche al cinquantunesimo paziente, e non ignorarlo perché gli altri sono stati delle sciocchezze, non li scuso ma non scuso nemmeno gli altri, che hanno contribuito a creare questo stato di cose, affollando gli ospedali solo perché hanno letto qualcosa su internet.
La prima, grossa forma di ignoranza è quella lessicale e grammaticale. È profondamente inutile che persone non in grado di leggere una frase con più di una subordinata pensino di documentarsi su roba davvero complessa su internet. Perché prima del contenuto, non capirebbero l’italiano, e giuro, qui non voglio fare una cernita della popolazione degna o indegna, c’è chi nella vita ama studiare e chi preferisce lavorare subito, e sono entrambe scelte rispettabili – io non saprei mai svolgere il mestiere di un idraulico o di un elettricista, ma è vero che proprio per questo nemmeno mi sogno di dare dei consigli all’idraulico o all’elettricista quando vengono in casa mia. Però sempre più spesso mi trovo di fronte a giovani e adulti che non comprendono proprio il significato letterale di quel che hanno letto, l’evolversi della trama; alunni e genitori di alunni che mi chiedono di spiegare non la metafora, ma cos’è successo: chi è morto, quindi? E i post. Persino scrivendo nella bacheca di una giornalista, ho dovuto ricopiarle due volte il mio post perché mi accusava di aver scritto cose che non avevo scritto. Ho fatto copia e incolla, spiegando ogni parola, per farmi capire. Ed è una giornalista.
Da quest’ignoranza deriva la superbia: se non lo capisco è una stronzata. Oppure, il fraintendimento: lo capisco così, deve essere così. Ho trovato lettori ostinati nel dire che la trama di un libro doveva essere quella che pensavano loro, anche se non lo era per nulla, anche se la sinossi diceva il contrario e tutti gli altri confermavano il contrario. Ora, finché siamo nel campo dei romanzi, dà fastidio ma fa anche ridere. Se andiamo nel campo della storia, della scienza, della giurisprudenza, le cose iniziano a diventare preoccupanti.
Il mio primo consiglio inutile (come tutti i consigli) agli abitanti del mondo intero è: imparate la vostra lingua.
Ho letto autori e lettori lamentarsi del fatto che non reputavano così importante conoscere la grammatica per scrivere un buon libro. Giuro, non sapevo come rispondere: se la pensa così uno scrittore, che la dovrebbe conoscere come scopo, la lingua, non oso immaginare cosa pensi chi invece la usa solo come mezzo per altri scopi. Ma quegli altri scopi vengono vanificati dall’ignoranza della lingua, perché se non ti sai spiegare, se non sai capire ciò che gli altri spiegano, semplicemente non sai nulla.
Il secondo consiglio è: non cercate di fare gli alternativi. Prima di essere alternativi bisogna essere almeno alla pari con le conoscenze altrui, prima di dire che viaggio sulla luna o olocausto o Inquisizione sono falsi storici bisognerebbe studiare a fondo questi eventi, con una o due Lauree in Storia. E poi non dirlo proprio. Temo che il desiderio di essere alternativi sia parte del bisogno di ogni essere umano di sentirsi speciale, spesso suffragato da affermazioni quali: eh, lo so che sono strano, ma io non mi inserisco bene, io sono diverso… Cose non dette con dispiacere, ma con orgoglio. Ora, vorrei sfatare un mito: non sei strano, non sei diverso. O magari lo siamo tutti, e tu non sei che un puntino tra tanti, come me, ma il risultato non cambia. Se nessuno lo dice, è perché è una stronzata.
Si può pensare che queste ignoranze siano proprie di chi non studia: non è vero. Ho conosciuto, personalmente, persone con titoli di studio universitari che pure non credono nell’esistenza della Shoha, dell’AIDS, dell’allunaggio – o che non capiscono i post, come la giornalista di cui sopra.
L’analfabetismo funzionale è questo: leggo, conosco ogni parola di ciò che leggo, e non capisco comunque, o capisco come voglio io.
Un esempio che a me lasciò davvero l’amaro in bocca rispetto a ciò di cui parla il post di cui sopra, alla massa di gente che si crede superiore perché ha seguito quattro links sul web che hanno portato la luce alternativa, un esempio è dato da un ragazzo che conoscevo, parecchi anni fa. Uno di cultura, lettore accanito, studente di Giurisprudenza, per dirvi che non era proprio un analfabeta, anzi. Che si ostinava a dire che il preservativo era inutile, dato che l’HIV non esiste, è solo un’invenzione delle ditte farmacologiche per vendere i farmaci appositi, e tutto il resto è montatura. Nel suo caso l’ignoranza non è data dalla mancanza di possibilità di studio, ma da quel desiderio di superiorità di cui si è detto – e dall’analfabetismo funzionale. L’ho ritrovato poco tempo fa, che insultava una vera scienziata tuonando contro le cure per il cancro e ovviamente contro i complotti farmaceutici, dicendo più o meno che l’unica cura è mangiare verdura – ovviamente l’ho riperso subito.
E questo è solo uno dei mille esempi che io e voi abbiamo incontrato o incontreremo nella nostra vita, e che stanno facendo davvero molto più male di un dottore che quel giorno è stanco o disattento – perché in ogni lavoro c’è qualcuno meno bravo degli altri o quel giorno meno in forma, ed è umano.
Poiché non sono una persona crudele, posso solo sperare che la stupidità di quell’uomo che conoscevo non lo porti mai ad ammalarsi, prima di tutto per lui e poi anche per le eventuali compagne che avrà nel corso della sua vita.
Perché se c’è una cosa che la mia esperienza con i medici mi ha insegnato, è che l’ignoranza e la stupidità fanno male. Agli altri, soprattutto.


2 commenti:

  1. Sono d'accordissimo con il post a cui hai fatto riferimento (parolacce a parte) ed alle tue parole.
    Conosco persone laureate che non sono in grado di coniugare il congiuntivo, per dirne una, e di contro conosco brava gente che non ha studiato perchè non ne ha avuto la possibilità ma che per l'amor di conoscenza si è acculturata leggendo (non sul web), studiando su testi specifici e che quindi "sa" e con grande umiltà si è creata la propria strada con i denti e con le unghie.

    Purtroppo in giro c'è tanta presunzione, maleducazione ed ignoranza, vorrei tanto sperare nelle nuove generazioni ma se da un melo non scende una pera, povero futuro...

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    1. Temo sia uno dei rischi del web, dell'avere accesso a ogni informazione senza però saperle distinguere. Il proliferare delle bufale e dei 'santoni' ha gioco facile in questo modo; e dire che invece la libertà di conoscenza sarebbe una ricchezza incommensurabile, se solo le persone sapessero approfittarne bene.

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