domenica 28 maggio 2017

Ode agli alunni

Quando mi chiedono cosa faccio per lavoro, e io rispondo, più o meno la conversazione si svolge così:
- Ma come fai, con tutti quegli adolescenti teppisti…
- Veramente sono fantastici.
- E i genitori che vi danno sempre addosso!
- Veramente a me è successo due volte in più di dieci anni e comunque la cosa si è risolta subito.
Mi è capitato anche di parlarne qualche giorno fa con Matteo Bussola, che ho invitato nella nostra scuola: gli ho detto subito che io, come testimone docente, sono una pecora nera – o una bianca in mezzo a tutte le nere? Per me gli adolescenti sono la fascia migliore, quella a cui voglio affidare il nostro futuro, e i genitori dei miei alunni sono grandiosi. E lo so, sono privilegiata, lavoro in un Liceo Scientifico, A. Roiti, che è tra le scuole migliori d’Italia. Da noi in genere gli alunni vengono perché vogliono imparare e i genitori li spronano in tal senso. Per cui avrò sempre una versione limitata del problema adolescenziale: io ne vedo il meglio. Ma oggi il meglio voglio mostrarlo anche a voi, con tre brevi esempi.
Alla sua festa di compleanno, il patato ha voluto che invitassi dei miei alunni, perché voleva conoscerli, perché gli parlo sempre di loro. Io ho una regola con lui: non gli dico mai le bugie, se gli prometto qualcosa la mantengo sempre. Perciò ho invitato una classe, quella che conosco da più tempo e che preferisco (alunni, vi adoro tutti, però ho diritto a una preferenza, e la quarta è la mia preferita perché sì). Pensavo fosse una buttata, che tanto non mi avrebbero presa sul serio, invece sono venuti. Pure l’altro Andrea, quello che è stato bocciato – non per mia scelta – e che però continua a venirci a trovare. E hanno fatto da animatori per i bambini con una pazienza infinita e portato dei regali. E pure i loro genitori hanno collaborato, portandoli e venendoli a prendere.
Il 25 maggio, all’interno del mio progetto Coppa delle Case, abbiamo ospitato e intervistato Matteo Bussola. E i miei alunni di terza hanno realizzato domande e lavori fantastici e i miei alunni delle altre classi hanno seguito più di due ore di intervista senza fiatare (e Bussola è grandioso).
Il 26 maggio la mia quarta ha partecipato alla finale del Premio Estense Scuola con una recita lunga e difficile da interpretare, e l’ha fatto magistralmente, e ha vinto. E c’erano pure due mamme a vedere, e anche i genitori hanno collaborato a realizzare i costumi e gli oggetti di scena e a far loro imparare la parte.
E oltre a questo:
- gli alunni di seconda recitavano La pioggia nel pineto durante un’escursione di Scienze;
- gli alunni di prima hanno letto tutto ciò che ho dato loro da leggere anche se lì insegno Storia;
- gli alunni di terza lavorano dall’inizio dell’anno alla Coppa delle Case e hanno realizzato dipinti, sculture, video, e in più fanno l’alternanza tanti pomeriggi;
- gli alunni di quarta sono l’evoluzione del genere umano, li sto interrogando ora e sono prontissimi anche se pure loro hanno fatto tanti pomeriggi aggiuntivi, e leggono un sacco per colpa mia, e citano Foscolo così, tra una battuta e l’altra;
- tutti gli alunni delle classi in cui insegno Italiano si leggono un libro al mese, da me affibbiato, e dieci durante le vacanze estive (io non ho il problema dei miei colleghi che si lamentano perché i loro non leggono).
L’adolescenza è, noi adulti lo sappiamo, l’età più dura. Se sopravvivi a quella, sopravvivi a tutto. Io però ultimamente sto rivedendo questo concetto perché questi adolescenti, i miei alunni, sono uno spettacolo. Perciò non si tratta, credo, solo di sopravvivere: si tratta proprio di rendere questi anni speciali. Di mostrare fin d’ora cosa potranno fare dopo.
E io, anno dopo anno, classe dopo classe, sono felice di affidare a questa gioventù il futuro del mondo in cui dovrà vivere anche mio figlio.


4 commenti:

  1. Forse tu hai trovato il "barbatrucco" che "barbatrucco" non è! (scusa il gioco di parole)
    A questa età devo potersi fidare, devono sapere che non gli si raccontino bugie e che soprattutto si cerchi in loro il meglio e non il peggio, perchè tutti sono capaci a carcare il lato negativo nelle persone.
    La vera sfida è esaltare la curiosità dei ragazzi, la loro voglia di conoscenza, devono essere stimolati a migliorare e non c'entra il fatto che siano studenti del Liceo più fantastiglioso d'Italia, c'entra chi gli da la possibilità di esere sè stessi!

    L'idea di invitare i tuoi alunni alla festa di compleanno del tuo pargolo è stata semplicemente fantastica ed istruttiva per tutti.
    Fai tesoro di tutto questo perchè loro ricorderanno per sempre la Prof del liceo che li ha invitati al compleanno del figlio che li voleva conoscere e sarai sempre in loro con i tuoi insegnamenti.

    PS: se potessi moltiplicarti avrei bisogno di piazzare due "te" nelle scuole dei miei figli. Grande Prof!!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A me pare di essere molto normale, in classe: sono speciali loro. A quell'età lì hanno capacità che nemmeno si immaginano, basta dar loro un po' di fiducia e le tirano fuori! Ti mando un mio clone, allora!

      Elimina
  2. Ho insegnato in un istituto tecnico commerciale per moltissimi anni, ed ho un ricordo bellissimo di tutti i miei alunni. L'altro giorno riordinando un cassetto ho trovato un assegno, firmato da un mio ex alunno, per poter riscuotere mille baci ed abbracci da una quinta che ho portato agli esami di stato. Mi sono commossa al ricordo I ragazzi ti ricambiano in base a quello che dai, anzi ti rendono tutto centuplicato. Ora che non insegno più ne sento la mancanza ogni giorno.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono felicissima di leggere la tua testimonianza che mi rincuora parecchio. Spesso ho la sensazione di essere strana io, invece mi confermi che è vero: sono fantastici loro.

      Elimina