giovedì 29 giugno 2017

Ora, qui

Ogni volta che leggo un libro di Erri De Luca mi sembra di andare in apnea: ha una prosa surreale e ipnotica, non riesci a leggere lentamente ma poi ti rendi conto che devi tornare indietro, che hai perso il respiro e la comprensione, e allora sboccia la meraviglia.
Comunque.
Sto leggendo Non ora, non qui, e c’è un pezzo sul ridicolo, su chi è oggetto di derisione e spinge quella derisione perché è l’unico modo per sopravvivere.
“Dev’essere destino delle menomazioni esporre chi le porta a una dose supplementare di tragico e comico. Persone tali scelgono almeno una volta nella vita di aumentare la quota di rischio pur di non soccombere al ridicolo.”
Più avanti scrive:
“Oggi come allora ignoro se del ferire il prossimo sia responsabile la natura delle persone o quella degli istituti che le governano.”
Ecco, io non voglio essere tra quegli istituti.
Erri De Luca era balbuziente, cosa che lo ha molto segnato, in bene e in male.
Io non ho difetti particolari o evidenti, tranne la piccolezza estrema, per cui probabilmente non capisco del tutto ciò che significa, ma ho avuto altri deficit, altre mancanze che mi hanno segnato: una vera famiglia, la salute fisica e mentale, amici, voglia di vivere fuori dai libri.
Eppure ecco, io nella vita ho imparato poche cose, ma a ridere di me stessa ho imparato. E anche a far ridere gli altri.
Mi piace, non prendermi sul serio, mi piace ridere e far ridere. Non ho mai paura delle cosiddette ‘figuracce’, le trovo anzi meravigliosi attimi di sospensione della serietà, un apostrofo rosa tra le parole “vaffanculo vita”. Che l’apostrofo non c’è, ma anche questo è ridicolo e va bene così. Immagino sia perché io do poca importanza a ciò che fanno gli altri, ma non da misantropa. Do in realtà molta importanza agli altri, li osservo e ascolto molto; dal vivo sono meno loquace che quando scrivo, perché preferisco studiare le persone che chiacchierare. In genere questo crea disappunto in chi mi conosce: scrivo tanto, sono spesso anche tagliente nel farlo, poi quando mi incontrano taccio un sacco. Ma, sappiatelo anche voi che siete venute qui a Ferrara al raduno, è perché vi studio. Siete un altro pezzo di conoscenza umana che mi serve per ampliare la mia empatia, e magari potreste anche finire nei miei libri.
Comunque, di nuovo.
Dicevo che non presto attenzione alle cosiddette figuracce degli altri, perché per me non lo sono. Per me siamo fatti per sbagliare, e imparare da quegli errori, ma soprattutto imparare a ridere di quegli errori. Io non guardo male la persona che si veste (o si sveste) in modo insolito, la donna che non si depila, l’uomo che invece lo fa, così come non guardo male chi inciampa, chi balbetta, chi in generale sbaglia. Io, in effetti, non lo guardo proprio, fuori. Io taccio e cerco di guardarlo dentro ed è sempre, sempre un bel vedere, anche quando la persona non sia una bella persona, dentro. Perché qualcosa da insegnarmi ce l’ha pure il meschino.
Perché l’incantesimo più importante che la Rowling ha inventato è il riddikulus.



Perché Pirandello, nel saggio L’umorismo, ha dato il meglio di sé.
“Vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti non si sa di qual orribile manteca, e poi tutta goffamente imbellettata e parata d’abiti giovanili. Mi metto a ridere. “Avverto” che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una rispettabile signora dovrebbe essere. Posso così, a prima giunta e superficialmente, arrestarmi a questa espressione comica. Il comico è appunto un “avvertimento del contrario”. Ma se ora interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che quella vecchia signora non prova forse piacere a pararsi così come un pappagallo, ma che forse ne soffre e lo fa soltanto perché pietosamente, s’inganna che, parata così, nascondendo le rughe e le canizie, riesca a trattenere a sé l’amore del marito molto più giovane di lei, ecco che io non posso più riderne come prima, perché appunto la riflessione, lavorando in me, mi ha fatto andar oltre a quel primo avvertimento, o piuttosto, più addentro: da quel primo avvertimento del contrario mi ha fatto passare a questo sentimento del contrario. Ed è tutta qui la differenza tra il comico e l’umoristico.”
Fantozzi mi fa sempre piangere, come ho scritto di nuovo in Di carne e di carta.
Ma io voglio ridere e far ridere.
Ricordo l’estate scorsa, al mare, c’era una donna piuttosto anziana in topless e una persona con cui ero lì la criticò perché non aveva l’età e certo non aveva il seno giusto e la compativa. Io le dissi che invece la invidiavo, perché con l’età sbagliata e il seno sbagliato non si sentiva sbagliata lei, e dunque non lo era. Quella vecchia coi seni alle caviglie si sentiva a posto col suo corpo, come forse io non mi sentirò mai del tutto. Quello che ad altri appariva uno sbaglio, a me appariva una meraviglia. E la persona che rimarcava quello ‘sbaglio’, mi apparve d’improvviso meschina.
Comunque, parte terza.
Ultimamente ho a che fare coi problemi di mio figlio e con tanti di voi che mi stanno raccontando le loro storie per consolarmi e aiutarmi e consigliarmi per i problemi di Andrea. E in tutte queste storie trovo una caratteristica comune: una differenza, che può o meno essere una mancanza, che è stata oggetto di derisione. Cattiva, perlopiù.
Ecco, innanzitutto questo post è un piccolo appello a chi lo fa: non fatelo. Non deridete le persone per le loro differenze, quelle vere. Come scrivo in Di carne e di carta, si prendono in giro le persone solo per cose non vere, o per cose che sappiamo che non sono mancanze. Questo fa ridere, il resto è cattiveria, e la cattiveria imbruttisce il mondo tanto quanto la risata buona lo abbellisce.
Secondo, questo post è un invito a rivelare le vostre figuracce e scoprire che non lo sono davvero, che sono momenti in cui avete regalato una risata al mondo e il mondo ha poco da ridere, per cui gli avete fatto un gran dono. Come sempre, comincio io.
1)     Io ho l’abitudine di entrare in classe e iniziare a spiegare subito, a volta senza frapporre tempo in mezzo. Una volta sono entrata in classe, ho spiegato per quindici minuti alla lavagna la terza declinazione, e solo allora mi sono voltata e ho visto volti allucinati. Perché quella non era una mia classe e non facevano neanche Latino.
2)     Nei primi tempi in cui io e quello che sarebbe diventato mio marito ci stavamo conoscendo, avevamo in programma un’uscita. Io, che ero poco interessata a una storia seria e molto a una storiella, scrissi a una mia amica un sms in cui l’avvisavo che mi erano finite le mestruazioni, proprio in tempo per quell’appuntamento. Due secondi dopo mi chiamò quello che sarebbe diventato mio marito, dicendomi che l’sms l’avevo mandato a lui.
Queste sono le prime due cosiddette figuracce che mi vengono in mente, e di cui ancora oggi rido di gusto. Ora, qui, quali sono le vostre?



9 commenti:

  1. Hai scritto questo post per colpa mia o ci siamo lette nel pensiero e ce l'avevi già in mente? In ogni caso, grazie. Le mie figure di merda sono innumerevoli. Può andare l'uscita di una tetta dal costume durante un campionato europeo? Con il giudice che ridendo è venuto a dire al mio allenatore che il regolamento gli imponeva di toglierci dei punti ma che per lui avevamo vinto? (Dannate musiche tribali, con la stoffa tigrata di quel costume non ci si faceva nemmeno una tovaglietta da colazione). Baci baci, Diana Malaspina

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    1. Al massimo grazie a te! Ma è stato un insieme di circostanze: ciò che succede ad Andrea, la tua lettera, altre testimonianze e quel libro.
      Cioè, hai mostrato le tue grazie così? Hai vinto anche per me.

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. Ti invidio.
    Prendo troppo sul serio me stessa e mi concedo raramente qualche divertimento.
    Forse per le troppe responsabilità, gli impegni e doveri...non saprei dirti...
    Poi vedo che la maggior parte delle persone che conosco per divertirsi beve molto, io non sono una bevitrice, mi piace sorseggiare al massimo due dita di vino e mi disgusta chi eccede.

    Se però devo raccontarti una figuraccia eclatante ti posso dire che l'ho fatta con una conoscente che aveva partorito da circa un anno ma aveva ancora una pancia notevole.
    Incontrandola l'ho guardata e con un sorriso infinito le ho fatto i complimenti per la nuova gravidanza.
    Lei, glaciale come l'artico, mi ha risposta di essere solo grassa e di non avere ancora perso un grammo dalla nascita del suo bambino...
    Avessi avuto una pala mi sarei scavata una fossa per buttarmici dentro...
    La mia peggiore figura...

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    1. Ah, questa è da manuale, l'ho vista fare a mia madre - e la persona in questione aveva appena un po' di pancetta. Mai, mai congratularsi per una gravidanza! Andrea sta affrontando un percorso difficile, ma noi siamo accanto a lui e ci saremo sempre. Grazie.

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    2. Dalla sua ha la fortuna di avere due genitori fantastici, che di questi tempi non è poca cosa.
      In bocca al lupo, per tutto!!
      Un abbraccio!!!

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  4. PS: Andrea ha problemi risolvibili vero?? Nulla di serio spero...
    Mi spiace un sacco!!!

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  5. Il riddikulus è un bell'incantesimo ma in quella scena del film non so se faccia più paura il serpente o il clown..

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