mercoledì 19 luglio 2017

Connessioni librarie

Io sul calo terribile della lettura leggo i dati, come tutti voi, dati che parlano della maggioranza delle persone che non leggono un libro all’anno. Li leggo, so che sono veri, ma non riesco a sentirli tali. E ho capito che è perché io sono in quell’insieme, a quanto pare piccolo, della popolazione per cui leggere è parte integrante della giornata.
Così è ovvio che io mi circondi di persone come me, persone con cui ci scambiamo ogni giorno informazioni e pareri sui libri, così è ovvio che io in classe dia un libro al mese e passi il tempo a dare e ricevere consigli di lettura, a e da alunni e colleghi, così è ovvio che nella mia borsa possa dimenticare di mettere il cellulare ma non il kindle, così è ovvio che ogni volta che vado a fare la spesa io infili nel carrello anche un libro, così è ovvio che ogni volta che vado in piazza io mi fermi in una libreria, così è ovvio che la prima cosa che trovate, entrando in casa mia, è una libreria gigantesca, e poi c’è quell’altra di fianco al divano, e poi ci sono le mensole in camera da letto, e poi ovviamente la libreria del patato, che ha cominciato coi libri di gomma, quelli del bagnetto, e poi quelli di stoffa, e ora siamo alle serie e ai fumetti insieme.
E quindi, lo so che non si legge, ma non lo sento, non lo percepisco. Non lo capisco neppure: è un problema troppo estraneo alla mia esistenza, alle mie giornate.
Per questo non ho consigli, pareri in merito. Cosa posso dire, come posso capire? Per me non c’è vita senza lettura. Dunque è un po’ come se mi chiedessero come si resuscita un morto.
Mi verrebbe da dire: ridandogli la vita. Mettendogli in mano un libro.
La faccenda, lo so, è molto più complessa, tuttavia io non riesco a percepire quella complessità. I miei studenti arrivano a volte in prima senza aver mai letto un libro, poi, è indubbio, li obbligo. Ma li obbligo, credo, bene. Pensando a loro e non a me. Scegliendo quello che è adatto a loro, e non a me. Scendendo io al loro livello, e non pretendendo di portare loro al mio, anche se detta così sembra superbia, ma non è superbia, è constatazione di una differenza d’età e di gusti che è naturale. E accettando anche le loro richieste. Pure quando sono terribili (mi hanno fatto leggere Uno splendido disastro).
Noi iniziavamo presto, perché non c’era altro. I cartoni, se quelli della mia generazione se lo ricordano, c’erano al mattino, su Telesanterno, e al pomeriggio su Bim bum bam, per poco più di un’ora. Il tablet non c’era, e neanche gli altri videogiochi. Si usciva in giardino e in strada, poi c’erano i fumetti e i libri. Non eravamo migliori: avevamo meno possibilità, forse, però erano possibilità migliori. Avevamo la noia e il bisogno di riempirla.
Oggi ci sono più possibilità, ed è un bene, ma è difficile scegliere tra quelle possibilità. Come al supermercato, se troviamo trecento tagli di carne ci perdiamo, e puntiamo su quella che conosciamo meglio: la coscia di pollo, la bistecchina. Così i ragazzi, che conoscono i videogiochi, che sono semplici e non richiedono concentrazione. Che non deludono mai, mentre i libri sì. I libri sbagliati sempre.
Non sono sbagliati i libri brutti: sono sbagliati i libri inadatti. All’ultimo Dipartimento di Lettere, tutte le mie colleghe si sono lamentate che i loro alunni non leggono. Tutte tranne me: i miei leggono un sacco. Poi hanno aggiunto: ma come, ho dato loro La coscienza di Zeno e Il nome della rosa, sono capolavori. Sì, ma non sono adatti. Io li do? Certo, alla fine del percorso.
Parto in prima con gialli (la Christie soprattutto), libri d’avventura, fantasy (Harry Potter ovviamente), fantascienza. Risalgo in seconda con l’umorismo, i racconti, le saghe, il rosa, l’horror (King sopra tutti). Arrivo in terza che me lo chiedono loro, un classico, e magari andiamo con Calvino (quello più semplice, gli Antenati) o Pirandello. Tra la quarta e la quinta leggono infine anche Svevo e Eco, ma sono ormai scafati. Hanno alle spalle tante altre letture, belle e brutte per loro, che comunque hanno capito, di cui hanno discusso in classe, che hanno criticato. Sono pronti. E nel corso di quegli anni, tante, tantissime volte ho accolto io i loro suggerimenti, belli e brutti che fossero. Perché insegnare è un dare e ricevere, e anche leggere. Perché devo ascoltarli, capire cosa hanno apprezzato, e soprattutto devo leggere ciò che non mi interessa ma che potrebbe interessare loro o di cui potrebbero aver sentito parlare. Tutti i libri targati Young adult e New adult, tutti i libri da cui traggono i film e le serie. Tutto ciò che mi permette di interloquire con loro, e di scoprire, insieme a loro, che il mondo dei libri accomuna tutti, basta solo avere la mente aperta. Che se loro leggono Tredici, perché c’è la serie, lo devo leggere anch’io (non mi è piaciuto). Che se fanno la serie The Handmaid’s Tale, è il momento buono per dar loro quel libro fantastico. Che se mi dicono che Dan Simmons è una palla, devo lasciarglielo dire, pure se io lo adoro, e modificare il tiro.
Alcune colleghe hanno cominciato a chiedermi consigli, quando hanno notato che c’era qualcosa di diverso, nelle mie classi. Ne ho convertita più di una al reader, per comodità ed economicità. Abbiamo iniziato a scambiarci impressioni, e anche io ho ricevuto tante nuove idee, perché non ho mica io, la conoscenza vera: io sono solo pronta ad ascoltare, e se lo sono anche gli altri creiamo un mondo di connessioni librarie.
Fin dalla prima, io assegno una media di dieci libri per le vacanze estive. In prima si lamentano, in seconda abbozzano, in terza mi chiedono i titoli prima, in quarta iniziano a leggerli prima, in quinta sono autonomi. Ho avuto alunni, nella quarta di quest’anno, che avevano già letto parte dei libri per le vacanze a maggio. Perché in fondo è anche una questione di allenamento, e l’allenamento dà soddisfazione.
Io alla fine del percorso ho alunni che non mi domandano più quanto sono lunghi i libri che dovranno leggere, ma solo di cosa parlano, se sono belli, se si trovano facilmente in commercio. Io alla fine del percorso ho alunni che leggono molti più libri di quelli che devono leggere.
E l’unica cosa che spero è che, dopo la quinta, quando faranno tutt’altro che Lettere nella loro vita, loro dimentichino la biografia di Manzoni, dimentichino la sinalefe, dimentichino il Romanticismo, ma abbiano voglia di leggere.
Quello, in fondo, è il mio lavoro e la mia retribuzione.
Ed è per quello che io vivo in un mondo che legge.



13 commenti:

  1. Lo ammetto, non ho mai letto volentieri in gioventù.
    Alle medie mi avevano costretta a leggere qualcosa, ma nulla che mi sia rimasto impresso.
    Alle superiori la professoressa, pur essendo abbastanza preparata, non ci ha mai proposto qualcosa di diverso dai classici "obbligatori", senza passione nè da parte sua che nostra.

    Ho scoperto di amare la lettura una decina di anni fa grazie ad un'amica che mi ha passato, udite-udite, Twilight.
    Col senno di poi ammetto che non sia una gran lettura, però mi ha aperto la strada.
    Da allora ho spaziato in tanti generi letterari diametralmente opposti e non esco di casa senza avere un libro in borsa, anche se devo andare solo al supermercato.

    Soprattuttp faccio ancora parte di quelli che il libro deve essere cartaceo, per sentire il profumo delle pagine, la carta sui polpastrelli...Prima o poi mi convertirò...

    "Chapeau" a te che sei riuscita ad appassionare le nuove generazioni, i presenti e futuri lettori, anche se ti hanno fatto leggere "uno splendido disastro"(OMG!!!!), perchè leggere riempe la vita, scalda il cuore e nutre il cervello.
    Hai tutta la mia stima.
    Un abbraccio.

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    1. Guarda, Twilight ha cambiato tanto anche me, perché incastro dopo incastro è quel che mi ha riportata a scrivere. Un libro brutto non è brutto in sé: lo è al momento sbagliato. Twilight secondo me è bruttino forte, ma per quel che mi ha donato è bellissimo e sempre lo sarà.

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  2. Nemmeno io potrei immaginare la mia vita senza i libri, oggi. Però è stato difficile iniziare, soprattutto per via dei libri imposti a scuola. Sin dalle elementari, quando i libri che ci assegnava la maestra rimanevano a impolverarsi sul comodino. Ringrazierò sempre una compagna di classe che mi fece conoscere la biblioteca, dove passavamo ore a scegliere libri, e la bibliotecaria ci guardava indulgente quando ne volevamo prendere in prestito più di quanti fosse consentito.
    Poi a dodici anni ho scoperto Harry Potter e sono felice di far parte di quella generazione che è cresciuta con la Rowling, aspettando di volta in volta il libro successivo, andando a caccia di spoiler e organizzando notti in libreria nell'attesa dell'uscita del nuovo capitolo della saga. Da allora, ho sempre letto.
    Quindi no, non so immaginare la vita senza libri. Ma se dovessi chiedermi come mai oggi si legge così poco, direi che la colpa - almeno nella mia esperienza - è degli insegnanti. Alle scuole elementari ero obbligata a leggere libri che non mi piacevano (e guai a dirlo! I bambini, si sa, non hanno opinioni e se un libro non è di loro gradimento, è solo perché non hanno voglia di leggerlo). Alle medie finalmente ho trovato un'insegnante che ci lasciava liberi di scegliere e ci spingeva anche verso libri di generi diversi rispetto a quelli che ciascuno preferiva. Poi al liceo (classico!) la caduta: alle insegnanti di lettere non interessava se leggessimo, cosa leggessimo o quanto leggessimo. Non si parlava di letture, in classe. Era solo una corsa a finire il programma - e ogni discussione iniziata da noi alunni un modo per distrarre il docente da quell'obiettivo primario.
    Io sono una lettrice sopravvissuta. La mia passione per i libri è stata più forte di ogni tentativo di soffocarla - e ce ne sono stati molti. Sono felice per i tuoi alunni, perché sono incoraggiati, stimolati e spronati a leggere. Diventeranno appassionati - se non lo sono già.

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    1. E io, da docente, sono d'accordo con te. Persino le letture che sono state assegnate a mio figlio, alle elementari, erano una palla mostruosa, secondo me: tutte storie su bravi bambini e buoni sentimenti senza trama reale. A quanto pare le fiabe non si danno più: hanno temi e personaggi che possono 'spaventare'. Poi proseguendo alle medie danno D'Annunzio (che uccide pure me), e alle Superiori, come dici tu, si corre a inseguire il programma e si danno solo classici. Io preferisco piuttosto restare indietro e organizzare a scuola la Coppa delle Case con i libri della Rowling come base.

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  3. Come hai ragione!
    Da noi (scuola media) facciamo "Il ciclo letterario": assegniamo un libro del mese, al termine del tempo decidiamo un giorno per il circolo, I ragazzi portano da mangiare e da bere, durante un'ora o due di lezione parliamo insieme del libro e mangiamo attorno a un tavolo (in genere nella biblioteca della scuola). I ragazzi amano questo momento e parlano tutti un sacco. Chi non ha letto (in genere uno o due) è a disagio perché non sa cosa dire e la volta successiva in genere è il primo a intervenire. È sempre molto interessante parlare, perché emergono osservazioni molto argute, sottolineature intelligenti. Anch'io scopro sempre qualcosa di nuovo.
    Abbiamo dei titoli che funzionano sempre (i nostri irrinunciabili) oppure titoli che sperimentiamo. In genere quello che diamo da leggere deve aver appassionato noi. Con noi intendo quattro colleghi (i prof di lettere della mia scuola): condividere le letture è l'aspetto più importante dell'insegnare. Insieme ai dubbi amletici sulla grammatica... Inoltre leggiamo moltissimo in classe, tendenzialmente libri integrali, non abbiamo un'antologia spezzatino. In prima media la frase tipica dei genitori è: "Mio figlio non aveva mai letto niente..." Porello! Non diventano tutti lettori, però in genere amano quello che leggono e ne parlano con gusto.
    Per me l'aspetto fondamentale è che i ragazzi inizino ad immedesimarsi: se non si inizia a farlo è difficile appassionarsi. Un esempio: durante le vacanze tra quinta e prima diamo un libro, negli ultimi anni è stato "La signorina Euforbia" che piace sempre tantissimo e che in qualche modo li fa affezionare in modo particolare a uno dei personaggi. Durante la prima settimana di scuola facciamo subito il circolo, che per tutti è una bella sorpresa (porto io da mangiare e bere). Poi, oltre ad assegnare il primo libro del mese, iniziamo a leggere in classe Lo hobbit e facciamo lavori di riscrittura, comprensione, racconto di un'esperienza, su questo romanzo. I quaderni hobbit dei ragazzi sono bellissimi. I ragazzi attendono il momento in cui si legge (in genere due o tre ore la settimana). Amano che la prof "faccia le voci"... Chiedono di poter fare qualche personaggio: quest'anno ho avuto un Gollum eccezionale!
    Chiudo qui perché scrivere col cell è orribile...
    Non è che hai qualche titolo che può andare bene alle medie? O alla fine delle medie?

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    1. Ma voi siete meravigliosi! Voglio mandare mio figlio da voi! Io ho titoli per più grandicelli, credo che sperimenterò mano a mano che cresce mio figlio. Per ora conosco libri da elementari e libri da superiori.
      Comunque anche alle superiori la cosa principale è proprio parlare di libri, invece di dare le solite recensioni sempre e comunque. Le discussioni in classe li animano, soprattutto se sono su libri adatti a loro o addirittura che loro hanno consigliato. E per me la critica deve essere libera, hanno pure il diritto di dirmi che per loro il libro è una cagata pazzesca, basta che mi forniscano motivazioni valide.
      I miei complimenti, davvero!

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  4. Il circolo letterario, non il ciclo...

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  5. Adoro quando parli di scuola e dei tuoi studenti, avrei tanto voluto avere dei professori di lettere come te! (In un universo parallelo, dove questo accade davvero, sto sputando sangue e denti sui libri di testo, e ti maledico xD)

    Ho sempre letto molto, sin da piccola, non mi sono mai serviti incoraggiamenti. Ho sempre faticato però a trovare qualcuno con una passione per la lettura forte come la mia, almeno fino a che non sono cresciuta un po'.
    Ricordo che alle medie una volta al mese ci facevano fare l'ora di lettura e io speravo di poter poi parlare dei libri che avevamo letto, ma non lo abbiamo mai fatto. Mi dispiaceva molto perché alla fine l'ora di lettura finiva lì e non aveva senso per chi già non amava leggere, mentre io avrei tanto voluto poter condividere ciò che i libri raccontavano.
    Alle superiori ci davano dei libri da leggere per le vacanze e io ero una delle poche persone che li leggeva sul serio. Ho avuto la fortuna di conoscere autori che adesso amo (Baricco, Susan Vreeland, Stevenson sono i primi che mi vengono in mente). Purtroppo anche questo si limitava ad essere un mero compito, senza che venissimo seguiti dagli insegnanti.
    Penso che in questo modo passi il messaggio che, sì, leggere è giusto e doveroso, ma nessuno spiega il perché e tutto ciò che una lettura può dare. All'inizio forse i ragazzi si devono un po' costringere, ma poi si appassionano da soli, anche perché non riesco a immaginare qualcuno che detesti leggere. Forse è perché io so che esistono libri meravigliosi, e mi chiedo come altre persone non lo vedano.
    Insomma, tutto ciò per dire: sono felice che esistano insegnanti come te, che incoraggiano nel modo giusto la lettura! :)

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    1. Ti ringrazio tanto! La fatica per noi adulti potrebbe eventualmente essere non leggere solo libri che vanno a noi, ma anche libri che potrebbero andare a loro. Perciò mi tengo sempre aggiornata sulla letteratura per adolescenti anche quando non mi fa impazzire - tutto ciò che loro leggono, io lo leggo, e mi faccio un'idea. Però poi tale 'fatica' non è una fatica, perché per mia fortuna io amo tutti i libri, purché per me siano belli, a prescindere dal genere e dal target, e credo che sia soprattutto questo che continua a mantenermi attiva con loro: non faccio alcuna fatica!

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  6. Ti accoglieremmo a braccia aperte, ma mi sa che siamo un po' lontani...
    Sono d'accordissimo: potete dirmi che fa schifo, ma dovete spiegarmi perché. Una volta in prima i maschi dicevano che il libro del mese era da femmine e uno di loro ha spiegato perché non era vero quello che dicevano i suoi amici, sottilineando tutte le parti che lo avevano fatto morire dal ridere.
    Quest'inverno mi ha colpito come, mentre leggevano in classe L'isola del tesoro, i ragazzi si siano talmente immedesimati da irritarsi profondamente con la mamma di Jim che si attardava a contare i soldi che le erano dovuti invece di fuggire per evitare l'arrivo dei pirati. Oppure come si sono spaventati quando Jim è rientrato al fortino e ha trovato i pirati invece dei suoi amici. Me la godo un sacco anch'io che quel libro è altri li ho già letti un sacco di volte.
    La situazione che descrive Patty è quella che ho vissuto anch'io da studente ed è un vero peccato. Parlare di libri è un'esperienza interessantissima, che permette di viverli e di comprenderli in modo profondo.
    Un'altra cosa che amo dei circoli è che i ragazzi ogni tanto mi stupiscono con dolci speciali, che richiamano i libri del mese: biscotti a forma di anatra per Wonder, torta con un leone per Il leone, la strega e l'armadio, o con un lupo per Zanna Bianca.
    Mi interessano i titoli che dai in prima superiore: me ne dai qualcuno?
    Ciao

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  8. Non ricordo che classe faccia tuo figlio. Magari ti possono interessare questi suggerimenti... Mia figlia ha fatto la quarta elementare: quest'anno hanno letto in classe Abbaiare stanca, che le è piaciuto molto. Poi le è piaciuto L'estate di Nico e ha letto almeno 5 volte Matilda. L'anno scorso ha apprezzato Le streghe e Gli Sporcelli. Ha divorato, sempre quest'anno, Il leone, la strega e l'armadio. Molto bello (lo diamo da leggere nelle vacanze tra la quinta e la prima) La signorina Euforbia.

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    1. Me li segno tutti! In prima io do molti gialli (la Chistie soprattutto, bello e poco conosciuto "C'era una volta", ambientato nell'antico Egitto), poi magari qualcosa come "Sette minuti dopo la mezzanotte", di cui è anche uscito il film, e il primo Harry Potter ovviamente se non l'hanno letto; poi magari Manfredi, uno qualsiasi, e qualcosa di London, poi King (in prima spesso Carrie), e la fantascienza (io insegno allo Scientifico): non Asimov, che è più lento, ma Orwell sì. E poi dipende da cosa offre quel momento: perciò abbiamo letto "Tredici" ma anche "La ragazza che sapeva troppo" di cui sta per uscire il film.

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