giovedì 8 febbraio 2018

L'unica legge


Sto affrontando un problema di bullismo che mi dispiace molto, non solo per chi lo subisce ma per chi lo fa, perché sono tutti miei alunni e credo in tutti loro. E so che hanno grandi potenzialità e, come dicevo oggi, ciò che più mi rende triste è lo spreco. Lo spreco di intelligenza, lo spreco di dolore, lo spreco di vita. Che ce n’è così poca, che proprio non va sprecata.

Una delle difficoltà maggiori col bullismo è che quella convinzione che siano solo scherzi è difficile da sradicare. Che quell’idea che gli altri se la prendano troppo è molto comoda da sostenere.
“E perché allora non reagisce, se sta male?”
“Perché non lo dice chiaramente, di smetterla?”
“La sua reazione è eccessiva.”
Ecco, io sono una persona molto, molto, molto forte. Praticamente granitica. Possono ferirmi solo mio marito e mio figlio, e non lo fanno, perché mi amano – e magari anche perché hanno un po’ paura. Ma, proprio perché sono fatta così, non ho il diritto, mai, di dire a qualcuno che dovrebbe essere più forte. Perché ognuno è come è e va rispettato e accettato come è. E non ho il diritto, mai, di decidere cosa debba fare male e cosa no, perché io non sono nella testa e nel cuore degli altri e non posso appiattire il loro sentire sul mio.
Anche se per me quella parola è innocua, non sono il giudice di tutte le parole del mondo. Anche se per me quel gesto è banale, non sono la giuria di tutti i gesti del mondo. Io so solo quello che può ferire me e so solo quali sono le mie reazioni alle ferite, ma io sono una, una sola, che conosce un solo mondo interiore, il mio.
Il bullo questo non riesce a capirlo. La colpa è di chi sente bullizzato perché NON DOVREBBE sentirsi così. E questo lo pensano anche molti che assistono al bullismo perché non lo recepiscono come tale. E la cosa che più mi stupisce è che questi bulli non sono persone arroganti; io sono arrogante, io ho un’altissima considerazione di me stessa e della mia intelligenza, e proprio per questo penso di non dovere giudicare gli altri. Il bullo invece lo fa, decreta cosa sia accettabile e cosa no e agisce pensando che il mondo debba seguire le sue regole. E questo non è arrogante, questo è solo stupido.
La lezione che sto cercando di fare capire è che non è il bullo a definirsi tale: sono gli altri a definirlo così, perché ha fatto loro male. Il che significa che il bullo non può rifiutarsi di essere definito bullo. E non si tratta di dare ragione o torto, non si tratta di decidere cosa sia scherzo e cosa no, perché una tale decisione non esiste, perché ogni essere umano è un mondo a parte. La cattiva notizia è che se ferisci, spalleggiato dal gruppo, una persona, con gli ‘scherzi’, sei un bullo. La buona notizia è che puoi fermarti, fare un passo indietro, cambiare e smettere di ferire gli altri. E questo lo puoi fare anche se credi che quella persona stia esagerando: cosa ti costa smettere comunque? Cosa ti costa evitare di far soffrire qualcuno? Ma quanto anche tu guadagneresti nel cambiamento?
Io credo che ci sia un’unica legge da seguire: non fare del male agli altri. Lasciare un’impronta positiva di sé, in questo brevissimo percorso che è l’esistenza.
Nel pomeriggio mi sono confrontata con mio figlio, che ha subito bullismo per due anni di elementari, perché da prof credo che abbiamo sempre da imparare da tutti, anche da un bambino di otto anni. Gli ho spiegato cos’è successo in classe, cosa mi hanno detto le vittime e i bulli, cosa io ho detto loro. Ha ascoltato ogni risposta, ogni giustificazione, e le ha rifiutate in blocco. Mi ha confermato che le cose stanno così, che anche a lui dicevano che esagerava e che erano scherzi, che lo facevano soffrire, che si era convinto di non valere nulla, e che avrebbe voluto che la maestra lo aiutasse. Ha rivissuto tutto, e per la prima volta lo ha rivissuto con serenità, e si è offerto, lui, di otto anni, di venire in classe a spiegare ai miei alunni in cosa sbagliano, e a consolare chi ha subito ciò che lui ha subito. È stata dura non piangere di orgoglio.
Il fatto che oggi mio figlio stia finalmente bene di nuovo, in un’altra classe, mi rende molto felice per lui, ma non per i bulli che sono rimasti nella sua vecchia classe e che non sono cambiati e forse non cambieranno mai, non per la maestra che non ha fatto nulla.
Mio figlio si è salvato, loro no. Io spero tanto, studenti miei, di salvarvi tutti. E ci proverò fino alla fine.




3 commenti:

  1. Come ti capisco…
    Io l'avevo capito che il mio primogenito alle elementari subiva: "sei grasso", "sei scemo", "non capisci niente", “sei sempre l’ultimo”, “non riesci a fare niente”, calci allo zaino, lancio dell'astuccio da una parta all’altra dell’aula...
    Ne avevo parlato con le maestre e loro mi avevano indirizzato ad una psicologa perché LUI aveva problemi di socializzazione, LUI capisci…ancora mi odio per questo!!!
    Scema io che credevo che le maestre fossero talmente brave ed avessero un tale livello pedagogico per il quale io dovessi fidarmi di loro, del resto essendo un po’ avanti con gli anni avevano più esperienza di me.
    Così ho fatto: molte sedute dalla psicologa, che a nulla sono servite!!
    Nel frattempo sono passati gli anni ed io, fiduciosa del fatto che le insegnanti fossero brave, continuavo a fidarmi di loro. Se ci penso ancora mi odio profondamente per tutto il male che il mio cucciolo ha subito!
    Poi in quinta mi si è aperto un mondo.
    Mentre stavo per consegnare i documenti per l’iscrizione alla scuola media ho incrociato una maestra che insegnava nello stesso plesso di mio figlio e fermandomi mi ha chiesto dovrei lo avrei mandato l'anno successivo.
    Dopo averle risposto, mi ha preso da parte e mi ha detto di scegliere un'altra scuola, ovvero quella molto più lontana, perché mio figlio avrebbe dovuto cambiare aria e staccarsi da quegli elementi che l'avevano preso di mira per cinque anni.
    Ricordo perfettamente quella chiacchierata perché le sue parole inizialmente mi ha scioccata ma poi mi ha riferito che era proprio tartassato e lei, in qualche ora di supplenza, l’aveva capito e ne aveva anche parlato con le colleghe che,* brutte stronze*, non avevano preso nessun tipo di provvedimento e neppure parlato con me.
    Non ti dico cosa ho provato per quelle maestre a cui avevo affidato mio figlio.
    A distanza di anni sono felice per quelle parole che mi sono state dette, ma ancora mi odio per non aver capito cosa stessero combinando quelle donne, perché non riesco a chiamarle insegnanti!
    Poi alle medie ho preso coscienza di tante cose, di mia iniziativa gli ho fatto fare dei test ed è risultato un deficit di concentrazione: ecco perché era sempre l’ultimo (aveva i suoi tempi), perché non capiva niente (doveva avere solo più tempo per assimilare), perché non riusciva (non avendo i tempi giusti rinunciava senza provare).
    Sono stata stupida io: c’erano i segnali, lui mi parlava di cosa succedeva ed io avrei dovuto toglierlo da lì.
    Davo più fiducia all’esperienza delle maestre che alle parole di mio figlio.
    Ancora mi rammarico di tutto questo, alcuni suoi compagni erano veri e propri bulli e in fondo credo che a modo loro anche le maestre lo fossero.
    Loro vedevano, sapevano e lasciavano correre.
    Tutto ciò per dirti che bisogna fermare i bulli, i loro “scherzi” fanno male e sono devastanti.
    Le ferite esterne si vedono e guariscono, ma quelle interiori anche se non si vedono non guariscono mai perfettamente.
    Chapeau al tuo piccolo che forte dei suoi otto anni vuole parlare con degli adolescenti del bullismo.
    Farà grandi cose, lo sai vero??


    PS: scusami per gli errori grammaticali che sicuramente ho fatto, ma quando parto scrivo "a tutto gas".
    Stef

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  2. E ti colpevolizzi tu? Io sono prof, e comunque ci ho messo due anni prima di spostare mio figlio. Non sai mai cosa fare, sai che devi insegnargli il rispetto delle istituzioni e che comunque dovrà affrontare prove dure nella vita, vuoi proteggerlo ma anche rafforzarlo, trovare l'equilibrio è il lavoro più duro del mondo.
    E anche io non volevo credere che una maestra fosse così indifferente, anche se avevo qualche sospetto perché le uniche cose di cui mi parlava erano i suoi sogni (insegnare alle superiori) infranti. E ha patito due anni terribili e lo vedo nel confronto con quest'anno, che è serenissimo. Me ne faccio una colpa, come te, ma al tempo stesso cerco di dirmi, e dico anche a te, che è umano sbagliare fidandosi delle maestre, e tutto sommato mostra che abbiamo fiducia nella scuola, il che non è male.
    Allo stesso tempo dobbiamo imparare a capire che la malvagità pura esiste. Due giorni fa il padre del capobullo della ex-classe di mio figlio ha scritto parole in cui derideva ciò che lui ha provato e si divertiva a saperlo sofferente. Un adulto che gode della sofferenza di un bambino. Esiste il male, lo sappiamo e dobbiamo tenerlo in conto; ma è anche giusto dare ai nostri figli una speranza di bene, e in fondo abbiamo cercato di fare questo.
    Comunque, nemmeno io me lo perdono.

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    1. Purtroppo dobbiamo avere timore di queste persone: degli adulti che insegnano e dimostrano ai propri figli che bisogna essere i più forti, che non bisogna mai piegarsi e versare lacrime.
      Ricordiamoci che anche questa è violenza!

      Io credo nell'istituzione scolastica.
      Credo che un buon insegnante debba riuscire a tirar fuori il meglio da ogni studente a prescindere dalla famiglia, dal ceto sociale e dal colore della pelle, perchè a leggere libri ed assegnare esercizi sono bravi tutti e di docenti mediocri c'è pieno.
      C'è bisogno di persone come te, appassionate e stimolanti!

      Comunqnue, complimenti a te che hai saputo prendere una decisione, una posizione forte.

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